Chiarezza sull’etichettatura dell’olio

Chiarezza in primo piano l’‎olio‬ che riporta in etichetta olio di oliva non è ottenuto direttamente dalla spremitura del frutto.

In questi casi, le olive possono arrivare in frantoio in pessime condizioni: malsane, oltre il grado ottimale di maturazione, raccolte da terra, non integre e a volte anche infestate dalle punture della mosca olearia e con il verme nel frutto.

Da queste olive si ricava inevitabilmente un olio che non solo è privo di qualità nutrizionali, ma che addirittura è classificato come non commestibile.

In termini merceologici questo prodotto si chiama olio lampante perché veniva usato come combustibile per le lampade a olio e per legge identifica un prodotto troppo acido e con caratteristiche organolettiche del tutto sgradevoli.

Per nascondere le sue caratteristiche negative, questo olio viene modificato in raffineria e diventa incolore, inodore e insapore.

A questo punto, entra nel mercato con il termine olio raffinato e purtroppo costituisce oltre il 90% del volume delle bottiglie che in etichetta riportano olio di oliva.

Cosa dobbiamo cercare nell’etichetta di un Olio Extravergine di Oliva (EVO) per essere certi di comperare un prodotto di qualità?

Ecco uno schema delle indicazioni che dovrebbero essere sempre presenti:

NOME – EVO indica che l’olio è un extravergine di oliva.
COGNOME – Fruttato, leggero medio o intenso.
LUOGO E DATA DI NASCITA – Frantoio – ottobre/novembre di ogni anno.
ORIGINE – Qualsiasi bioma dove si possano coltivare olivi e raccogliere olive sane.
PROFESSIONE – Alimento/condimento a difesa dell’organismo.
SEGNI PARTICOLARI – Extravergine in tutti i sensi: colore, nota aromatica e sapore.

Quando queste sensazioni sono piacevoli, poche gocce garantiscono il condimento necessario.

Fonte: Oro Verde dell’Umbria